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Quando l’energia diventa un lusso: la povertà energetica emerge come una nuova sfida sociale

Dalla povertà economica alla vulnerabilità energetica: cosa raccontano gli ultimi dati Istat sull'Italia e perché gli edifici sono parte della soluzione.

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Introduzione

Il Rapporto Annuale ISTAT 2026 restituisce l'immagine di un Paese in cui la crescita dell'occupazione e il rallentamento dell'inflazione convivono con profonde fragilità sociali. Tra queste emerge la povertà energetica, che interessa quasi una famiglia italiana su dieci e rappresenta una delle sfide più complesse della transizione energetica. Un fenomeno che va oltre il costo delle bollette e richiama il ruolo del reddito, della qualità degli edifici e delle politiche pubbliche nel garantire il diritto a un'abitazione confortevole, efficiente e sostenibile. La povertà energetica non è più un fenomeno marginale, ma una componente strutturale della vulnerabilità sociale italiana.

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Figura 1 – La fotografia dell’Italia; Fonte: elaborazione Sotacarbo su dati ISTAT, Rapporto Annuale 2026.

Negli ultimi anni, anche l'Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) e l'Energy Poverty Advisory Hub (EPAH) della Commissione europea hanno evidenziato come la vulnerabilità energetica sia un fenomeno multidimensionale, fortemente influenzato dalle caratteristiche degli edifici, dalle condizioni socioeconomiche delle famiglie e dalle specificità dei territori (ad es. condizioni climatiche locali, esigenze specifiche dei nuclei familiari). In questo contesto, comprendere la povertà energetica significa andare oltre il semplice costo delle bollette: significa analizzare le relazioni tra reddito, qualità dell'abitare, salute, cambiamento climatico e accesso a servizi energetici essenziali. È proprio questa prospettiva integrata che rende oggi la povertà energetica una delle questioni centrali della transizione energetica e delle politiche per uno sviluppo più equo e sostenibile.

Povertà assoluta e povertà relativa: due misure per comprendere la vulnerabilità

Per interpretare correttamente i dati presentati nel Rapporto Annuale ISTAT 2026 è necessario distinguere tra due concetti spesso utilizzati come sinonimi, ma che descrivono condizioni differenti: la povertà assoluta e la povertà relativa.

La povertà assoluta identifica le famiglie che non dispongono delle risorse economiche sufficienti ad acquistare il paniere di beni e servizi considerato essenziale per mantenere uno standard di vita dignitoso. Tale soglia viene definita dall'ISTAT tenendo conto della composizione familiare, dell'età dei componenti, dell'area geografica e della dimensione del comune di residenza. Nel 2024, secondo il Rapporto Annuale 2026, questa condizione ha interessato circa 2,2 milioni di famiglie, pari all'8,4% del totale, coinvolgendo quasi 5,7 milioni di persone (9,8% della popolazione). Si tratta di valori che confermano come la povertà assoluta rappresenti ormai un fenomeno strutturale del Paese, con un'incidenza particolarmente elevata nel Mezzogiorno e nelle Isole.

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Figura 2 - Incidenza della povertà assoluta nelle famiglie per area geografica; Fonte: elaborazione Sotacarbo su dati ISTAT, Rapporto Annuale 2026

Diverso è il significato della povertà relativa, che non misura l'impossibilità di soddisfare i bisogni essenziali, ma confronta il livello di spesa o di reddito di una famiglia con quello medio della popolazione. Questo indicatore consente di cogliere le disuguaglianze economiche e il divario nelle condizioni di vita tra i diversi gruppi sociali. In ambito europeo, tale prospettiva è sintetizzata dall'indicatore AROPE (At Risk of Poverty or Social Exclusion), adottato da Eurostat, che considera il rischio di povertà, la grave deprivazione materiale e sociale e la bassa intensità lavorativa. Secondo il Rapporto ISTAT 2026, nel 2025 il 22,6% della popolazione italiana, pari a oltre 13 milioni di persone, si trovava in almeno una di queste condizioni di vulnerabilità, con valori significativamente più elevati nel Mezzogiorno rispetto al Nord del Paese.

Proprio in questo contesto si inserisce la povertà energetica, una forma di disagio sempre più rilevante che amplia il concetto tradizionale di povertà, mettendo in relazione condizioni economiche, caratteristiche delle abitazioni e accesso ai servizi energetici.

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Figura 3 -Evoluzione della povertà energetica in Italia; Fonte: elaborazione Sotacarbo su dati OIPE.

Perché nasce la povertà energetica

La povertà non si manifesta soltanto nell'impossibilità di acquistare beni di prima necessità o di sostenere le spese quotidiane. Sempre più spesso assume una forma meno visibile, ma altrettanto rilevante: la difficoltà di accedere a servizi energetici adeguati a vivere in un'abitazione confortevole e salubre.

Il Rapporto Annuale ISTAT 2026 evidenzia come nel 2024 la povertà energetica abbia interessato il 9,1% delle famiglie italiane, con valori significativamente superiori nelle Isole (14,6%), tra le coppie con tre o più figli (12,3%) e nelle famiglie con persona di riferimento straniera (22,3%). Questi dati mostrano come il fenomeno colpisca in modo diseguale la popolazione, aggravando condizioni di fragilità economica e sociale già esistenti. Sembra quasi un controsenso ma una famiglia con un reddito modesto che vive in un edificio ben isolato e dotato di impianti efficienti può trovarsi in una situazione meno critica rispetto a una famiglia con un reddito superiore ma residente in un'abitazione energivora, caratterizzata da elevate dispersioni termiche e costi di gestione molto elevati.

Secondo l'Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), il fenomeno è determinato principalmente dall'interazione di tre elementi: la vulnerabilità economica delle famiglie, l'elevato costo dei servizi energetici e la scarsa efficienza energetica degli edifici. A questi si aggiungono altri fattori, quali la composizione del nucleo familiare, l'età degli occupanti, le condizioni climatiche, la localizzazione geografica e la disponibilità di tecnologie efficienti per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti.

Anche l'Energy Poverty Advisory Hub (EPAH) della Commissione europea evidenzia come la povertà energetica presenti una forte dimensione territoriale e ambientale. Le caratteristiche del patrimonio edilizio, le differenze climatiche, il livello di urbanizzazione e le condizioni socioeconomiche delle diverse regioni contribuiscono infatti a determinare livelli di vulnerabilità molto differenti. Per questo motivo, le politiche di contrasto non possono essere uniformi, ma devono essere adattate alle specificità dei territori e delle comunità locali.

Questa prospettiva ha modificato profondamente il modo di affrontare il problema. Se in passato gli interventi erano rivolti prevalentemente al sostegno economico delle famiglie attraverso bonus e contributi, oggi è sempre più evidente che tali misure, pur necessarie nelle situazioni di maggiore fragilità, non sono sufficienti a risolvere le cause strutturali del fenomeno. Ridurre la povertà energetica significa intervenire anche sulla qualità degli edifici, sull'efficienza degli impianti, sull'accesso alle fonti rinnovabili e sulla capacità di pianificare interventi mirati nei territori maggiormente vulnerabili (Comunità energetiche rinnovabili).

Gli edifici al centro della soluzione

Quando si parla di povertà energetica, l'attenzione si concentra spesso sull'aumento del costo delle bollette o sulla ridotta capacità economica delle famiglie. Tuttavia, una parte significativa del problema è legata alle caratteristiche degli edifici in cui le persone vivono. Abitazioni costruite prima dell'introduzione delle moderne normative sull'efficienza energetica, isolamento termico insufficiente, serramenti obsoleti e impianti di climatizzazione poco efficienti determinano consumi elevati e rendono più difficile mantenere condizioni di comfort adeguate sia durante l'inverno sia nei mesi estivi.

Il patrimonio edilizio italiano è tra i più datati d'Europa: una quota rilevante degli edifici residenziali è stata realizzata prima dell'entrata in vigore delle prime disposizioni sul contenimento dei consumi energetici. In molti casi, questi edifici presentano elevate dispersioni termiche, richiedono maggiori quantità di energia per il riscaldamento e il raffrescamento e comportano costi di gestione che incidono in misura significativa sui bilanci familiari. La vulnerabilità energetica dipende quindi non solo dalle condizioni economiche dei nuclei familiari, ma anche dalla qualità dell'involucro edilizio e dall'efficienza degli impianti.

Il cambiamento climatico rende questa situazione ancora più complessa. Se in passato la povertà energetica era associata principalmente all'incapacità di riscaldare adeguatamente le abitazioni durante l'inverno, oggi assume crescente importanza anche il cosiddetto raffrescamento insufficiente (cooling poverty). L'aumento della frequenza e dell'intensità delle ondate di calore, registrato anche nel bacino del Mediterraneo, espone un numero crescente di famiglie al rischio di vivere in ambienti interni caratterizzati da temperature eccessive, con conseguenze sulla salute, sul benessere e sulla produttività, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

Per queste ragioni, la riqualificazione energetica degli edifici rappresenta una delle strategie più efficaci per contrastare la povertà energetica in modo strutturale. (si pensi a Ecobonus, Reddito Energetico Nazionale REN). Interventi come il miglioramento dell'isolamento termico, la sostituzione degli infissi, l'installazione di impianti ad alta efficienza, l'integrazione di fonti rinnovabili e l'adozione di sistemi di gestione intelligente dell'energia consentono di ridurre i consumi, contenere la spesa energetica e migliorare il comfort abitativo. Oltre ai benefici ambientali, tali interventi producono effetti positivi sul piano economico e sociale, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a rafforzare la resilienza delle comunità.

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Figura 4 -Età degli edifici italiani e relativo fabbisogno energetico; Elaborazione Sotacarbo su dati della fonte indicata nella figura.

La transizione energetica come opportunità di inclusione

Contrastare la povertà energetica significa affrontare una sfida che va oltre la semplice riduzione dei consumi o delle emissioni di gas serra. Significa garantire a tutte le famiglie la possibilità di vivere in abitazioni sicure, salubri ed energeticamente efficienti, riducendo al tempo stesso le disuguaglianze sociali. Per questo motivo la lotta alla povertà energetica è oggi considerata una componente essenziale della transizione energetica, sia nelle strategie nazionali sia nelle politiche promosse dall'Unione europea.

Negli ultimi anni sono stati introdotti numerosi strumenti di sostegno, tra cui bonus sociali, incentivi fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici e programmi di efficientamento del patrimonio pubblico e privato. Sebbene queste misure abbiano contribuito a mitigare gli effetti dell'aumento dei prezzi dell'energia, la loro efficacia dipende dalla capacità di raggiungere le famiglie più vulnerabili e di intervenire sulle cause strutturali del fenomeno. La sola riduzione della spesa energetica non è infatti sufficiente se gli edifici continuano a essere inefficienti o se le condizioni economiche impediscono l'accesso agli interventi di riqualificazione.

In questo contesto assume un ruolo sempre più importante la disponibilità di dati affidabili e strumenti di analisi in grado di individuare le situazioni di maggiore vulnerabilità. Conoscere dove si concentra la povertà energetica, quali categorie sociali risultano maggiormente esposte e quali edifici presentano le maggiori criticità consente di orientare in modo più efficace gli investimenti pubblici e privati, migliorando l'efficacia delle politiche di contrasto.

La sfida della transizione energetica non consiste quindi soltanto nel produrre energia da fonti rinnovabili o nel ridurre le emissioni climalteranti, ma anche nel garantire che i benefici di questa trasformazione siano accessibili a tutti. Una transizione realmente sostenibile deve essere anche giusta, capace di ridurre le disuguaglianze e di non lasciare indietro le persone e i territori più vulnerabili.

Dalla ricerca agli strumenti per le decisioni

La natura multidimensionale della povertà energetica rende evidente come gli indicatori economici tradizionali, pur fondamentali, non siano sufficienti a descrivere un fenomeno così complesso. Per progettare interventi realmente efficaci è necessario integrare dati socioeconomici, caratteristiche del patrimonio edilizio, consumi energetici e informazioni territoriali, individuando con precisione le aree e le categorie di popolazione maggiormente vulnerabili.

In questa prospettiva si inserisce il contributo della ricerca scientifica, chiamata a sviluppare strumenti in grado di supportare amministrazioni pubbliche e decisori politici nella pianificazione delle politiche energetiche. Tra le esperienze sviluppate in Italia, il progetto AUREE – Abaco Urbano Energetico degli Edifici, realizzato da Sotacarbo nell'ambito della Ricerca di Sistema Elettrico, rappresenta un esempio di come dati territoriali, modelli energetici e indicatori sociali possano essere integrati in un unico sistema di analisi.

Attraverso mappe, modelli energetici degli edifici e questionari rivolti ai cittadini, AUREE consente di analizzare il patrimonio edilizio, stimarne i fabbisogni energetici e valutare le condizioni di vulnerabilità energetica a scala urbana. Uno degli elementi più innovativi del progetto è lo sviluppo dell'Indice di Povertà Energetica (IPE), un indicatore composito che integra parametri oggettivi, come le caratteristiche dell'edificio e degli impianti, con informazioni soggettive relative alle condizioni economiche e alla percezione del comfort abitativo e alla qualità ambientale. Questo approccio permette di rappresentare il fenomeno in modo più completo rispetto ai soli indicatori reddituali o di spesa.

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Figura 5 -Infografica Sotacarbo sul progetto Auree.

Strumenti di questo tipo consentono di individuare le situazioni di maggiore criticità, definire priorità di intervento e valutare gli effetti di possibili scenari di riqualificazione energetica. Per le amministrazioni locali significa poter programmare interventi più mirati, ottimizzare l'impiego delle risorse pubbliche e orientare gli investimenti verso gli edifici e le famiglie che presentano i maggiori livelli di vulnerabilità.

La disponibilità di dati integrati e di strumenti di analisi avanzati rappresenta quindi un elemento strategico per trasformare la conoscenza in azione. Solo attraverso una lettura congiunta delle dimensioni economiche, energetiche, edilizie e territoriali e ambientali è infatti possibile sviluppare politiche capaci di contrastare efficacemente la povertà energetica e rendere la transizione energetica realmente equa, inclusiva e sostenibile.EL