In Europa oltre 35 milioni di persone fanno fatica a pagare le bollette energetiche o hanno accesso limitato a energia di buona qualità, principalmente a causa di redditi troppo bassi. Questa vulnerabilità colpisce in modo particolare le fasce più fragili della popolazione e, tra queste, le donne risultano spesso le più esposte, a causa di disparità economiche e sociali che ne riducono l’autonomia finanziaria. Anche in Italia la situazione non è diversa: i dati raccolti dall’Istat nell’ambito dell’indagine EU-SILC (European Union – Statistics on Income and Living Conditions, Statistiche dell’Unione Europea su Reddito e Condizioni di Vita) offrono un quadro dettagliato del fenomeno, interpretato secondo la definizione di povertà energetica stabilita dalla direttiva EED 3, che considera sia la difficoltà nel sostenere le spese energetiche sia le carenze nell’accesso a servizi energetici adeguati.
Da questa base sono stati individuati quattro indicatori per misurare l’impatto della povertà energetica sulla popolazione, con un’attenzione particolare alla condizione femminile:
I dati provengono dai database di Istat, Eurostat e dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE) e offrono un quadro quantitativo utile per comprendere la portata del fenomeno e orientare politiche pubbliche più eque. Va precisato che, per quanto riguarda il primo e il terzo indicatore, non è stato possibile reperire dati disaggregati per genere all’interno dei database consultati.
Analizzando il secondo indicatore, ossia la quota di popolazione totale che non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, emergono differenze significative tra famiglie con principale percettore di reddito uomo o donna. Come mostra la figura 1, l’11,2% delle famiglie a guida femminile si trova in difficoltà nel garantire un riscaldamento adeguato, oltre due punti percentuali in più rispetto alle famiglie a guida maschile.

La figura 2 illustra invece la quota di famiglie in arretrato con le bollette energetiche (quarto indicatore), disaggregata per sesso del principale percettore di reddito. Anche qui emerge una leggera differenza: il 5,2% delle famiglie guidate da donne è in arretrato, rispetto al 4,5% di quelle guidate da uomini. Pur contenuta, questa differenza conferma la maggiore esposizione delle famiglie a guida femminile alle difficoltà economiche legate all’energia.

Se si considera il secondo indicatore a livello individuale e si analizzano i dati disaggregati per sesso e fascia di età (figura 3), emergono andamenti interessanti. Nella fascia 25-34 anni, gli uomini risultano più esposti al rischio di mancato riscaldamento rispetto alle coetanee; tra i 35 e i 54 anni la situazione è equilibrata; mentre a partire dai 55 anni le donne incontrano maggiori difficoltà. In particolare, tra i 55 e i 64 anni, il 10,3% delle donne non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, contro il 7,9% degli uomini. Complessivamente, la differenza tra i sessi sull’intera popolazione è lieve, pari a 0,2 punti percentuali a sfavore delle donne.

La figura 4 evidenzia la situazione italiana rispetto alla media europea, isolando la popolazione femminile. In Italia l’8,9% delle donne dichiara difficoltà nel riscaldamento domestico, leggermente inferiore alla media europea del 10%.

Le ragioni della maggiore vulnerabilità femminile alla povertà energetica sono molteplici e radicate: divario salariale e pensionistico, lavoro part-time più frequente, sovrarappresentazione in settori a bassa retribuzione, e necessità di conciliare lavoro e cura familiare. Tutti questi fattori aumentano l’esposizione delle donne agli effetti negativi della povertà energetica.
Affrontare la povertà energetica con un approccio sensibile al genere non è solo una questione di equità: è essenziale per garantire che la transizione energetica non lasci indietro chi è già più vulnerabile. Servono politiche mirate, dati disaggregati e interventi concreti per ridurre il divario di accesso a un’energia dignitosa e inclusiva tra uomini e donne.